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Come al supermercato

In un web ormai saturo, non conta più solo fare visite, ma farle bene. 

Ricevere visite infatti non è necessariamente indicativo di qualità. Quante visite fa ad esempio il sito di MSN solo perché è preinstallato su tutti gli Internet Explorer del mondo?

In definitiva, come scrivevo qualche post più in là, se i contenuti sono interessanti non solo avremo molti utenti, ma le persone passeranno del tempo significativo sul nostro sito, interagendo con lo stesso a più livelli. Più resteranno sul sito, più ci sarà la possibilità che facciano quello per cui è stato progettato. Potrebbero iscriversi ad una newsletter, sottoscrivere un abbonamento o altro; le call to action possono essere molte e variegate.

Diamo per scontato per un attimo di avere dei contenuti eccellenti. Ehi, forse non li stiamo mettendo abbastanza in risalto! Quello di cui dobbiamo assicurarci è che siano ben visibili e consultabili per il nostro audience. Questo è possibile grazie a quelle attività di progettazione che consentono di semplificare le interazioni uomo-macchina creando semplici interfacce grafiche intuitive: l’architettura delle informazioni, e l’interaction design. Come nei supermercati si pongono sullo scaffale giusto le informazioni in modo che risaltino facilmente agli occhi dei nostri visitatori. 

In fase di progettazione di qualsiasi cosa vogliate far interagire con un essere umano, è bene tenere a mente queste discipline; Apple ad esempio ha speso gran parte del suo tempo nell’utilizzo di focus group per studiare solo l’architettura delle informazioni e l’interaction design dei suoi prodotti. Perché un pulsante è posto in uno spazio piuttosto che in un altro, perché una finestra è grande tot pixel, perché la disposizione degli elementi in una pagina è fatta seguendo un criterio piuttosto che un altro.

Se saremo stati abbastanza bravi da progettare bene le nostre informazioni e da semplificarne l’accesso, avremo non solo degli utenti felici, ma avremo degli utenti che spendono più tempo sul nostro sito. Lo stesso Google Analytics, il servizio di statistiche di Google, definisce, oltre a tutte le visualizzazioni di visite delle nostre pagine, provenienza, marca di pantaloni, etc,  anche il tempo di permanenza sul sito. 

Il tempo di permanenza è un dettaglio non trascurabile. Ultimanente lo ha capito molto bene anche Facebook.

Facebook ha dei contenuti (non suoi) molto interessanti. Con più di 800 milioni di utenti e con più della metà di loro che entra su Facebook almeno una volta al giorno, Facebook ha deciso che … non è abbastanza. Pensateci. 

Perché sprecare del tempo prezioso a fare altre cose, e non rimanere su Facebook? 

Persino quando effettuate il logout ed uscite dal sito, vi invitano a rimanere con loro tramite cellulare, casomai doveste perdervi qualcosa di importante :-P

Ed è così che Facebook acquista Sofa e Push Pop Press, ed altre 11 società attive nel campo del design delle interfacce e della distribuzione di contenuti multimediali. Il tutto per farvi restare più tempo sul sito. Ecco quindi spiegato il motivo dei prossimi imminenti cambiamenti ai profili Facebook con la nuova timeline: “Condividi e metti in evidenza i post più popolari, le tue foto e gli avvenimenti importanti degni di nota nel tuo diario. Potrai raccontare la tua storia dall’inizio, senza saltare nessun dettaglio”. 

Stanno mettendo sullo scaffale giusto le informazioni più importanti che vi riguardano.

Si stanno assicurando un tempo di permanenza maggiore e più entrate. 

Stanno mettendo la merce in bella mostra.



Tags: call to action contenuti visibilità architettura delle informazioni interaction design progettazione focus group analytics facebook mobile timeline
King Content

“Il marketing dei contenuti potrebbe essere l’idea più ovvia e rivoluzionaria di cui si sia mai parlato … e cioè che il marketing funziona meglio quando, in effetti, hai qualcosa da raccontare.” — Rohit Bhargava (Ogilvy 360 Digital Influence e autore di “Personality Not Included”)

I cantastorie viaggiavano di paese in paese, raccontando storie - vere o inventate - ammaliando migliaia di persone. La storia era elemento centrale e focolare di gruppi di persone, momento di incontro, di immedesimazione. Prima di lui i miti Greci, che tramandavano storie di divinità per spiegarsi e spiegare concetti che potessero aiutare le persone nell’affrontare la vita di tutti i giorni, e la Bibbia. Potremmo stare qui ore a raccontare la storia delle storie, ma il punto è che oggi, in un mondo dominato dal commercio, anche il cantastorie è entrato in pubblicità.

Quello che non è mai cambiato infatti, da migliaia di anni a questa parte, è proprio “la storia”.

Il capo dello IAB (Interactive Advertising Bureau), ha recentemente affermato durante la IAB MIXX conference l’importanza assoluta dei contenuti rispetto al mezzo pubblicitario. Scherzando sul fatto che dicendo queste cose qualcuno avrebbe potuto lincenziarlo, si è rivolto ad un folto pubblico affermando che la tecnologia è “assolutamente irrilevante nel futuro del marketing digitale e della pubblicità” poiché il futuro risiede non nello sviluppo di nuovi mezzi per fare advertising, ma piuttosto nei contenuti: - “contano i contenuti che inserite in questi media” - in definitiva dice “the story, is the story”.

Non a caso diciamo “contenuto”. I contenuti sono - appunto - contenuti in qualsivoglia forma, mezzo, media. “Content is King”. Questa teoria ha in se una miriade di applicazioni.

Bob Gill, fondatore dell’agenzia Pentagram usa un’espressione in molti dei suoi libri: prendete una frase come “noi curiamo il cancro in cambio di un centesimo”. Non è necessario rendere interessante questa frase. E’ già interessante. Se siete fortunati abbastanza da lavorare con concetti e frasi interessanti non dovrete far altro che lasciargli spazio e il resto verrà da se.


Banalmente, anche le ultime sperimentazioni in fatto di interfacce grafiche e di design minimale, soprattutto da parte di Apple, eliminano ogni distrazione che possa interferire con il contenuto. Quindi fermatevi a pensare la prossima volta che vorrete un “sito più bello di tutti” o “un’identità a tinte rosa shocking”. Potrete avere il giornale, la brochure, il sito più bello del mondo, ma servirà a poco se non dice nulla di interessante per le persone a cui è rivolto. Dovrete poter dire qualcosa in più di “guardami sono bello e funzionale” per risultare interessante, proprio come vi succede nella vita di tutti i giorni. Dovrete raccontare una storia, elaborare una strategia, creare un messaggio unico appetibile, quello sarà il vostro vero biglietto da visita.

Solo allora, il resto sarà storia.



Tags: contenuti ogilvy storie IAB marketing digitale content is king bob gill pentagram strategia
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