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App e vecchi merletti

Apprendo dal Venerdì di Repubblica che Andrea Camilleri è entrato, anche lui, nel fantastico mondo delle App.

App, diminutivo di Application, è un termine ormai utilizzato per indicare tutto quello che è software per sistemi dispositivi mobili. Esistono App per tutto; si va da quella che ti aiuta a fare la lista della spesa, a quella con cui ascolti musica, a quelle che permettono la lettura di libri e quotidiani. Il termine lo introdusse la Apple, quando lanciò insieme con l’iPhone il suo negozio per le App: l’ App Store. Quando ebbero cioè l’idea che l’iPhone potesse portare introiti non solo dalla vendita degli apparecchi, ma molto di più dai servizi ad esso correlati. Oggi soltanto i ricavi mensili degli App Store (quasi uno per ogni nazione) equiparano il fatturato mensile di Google. 

La casa editrice di Camilleri, la Sellerio, è passata da pochi anni, dopo la morte della madre, al figlio Antonio Sellerio e alla sorella Olivia. Antonio in una intervista di dicembre 2011 affermava “L’augurio per la Sicilia nel 2012 è quello di sopravvivere, perché il momento storico è duro e non si ravvisa alcun cambiamento all’orizzonte” inoltre “Sarà l’anno in cui, nostro malgrado, affronteremo la questione del libro digitale. A fine di quest’anno abbiamo già messo a disposizione alcuni nostri titoli, nel 2012 la gran parte delle nostre edizioni uscirà nella doppia forma. Anche se è un territorio sul quale ancora nessuno sa dire nulla di certo e concreto, non escludiamo di cominciare a ragionare su alcuni progetti che riguardano il digitale ancora più complessi”.

“Loro malgrado”, visti i tempi, hanno quindi creato una App per una serie di racconti di Camilleri che verranno distribuiti su iPad. Con i protagonisti di sempre: Vigata e vecchi merletti. Essendo un fan di Montalbano, mi aspetto che sia una cosa davvero innovativa.

Ma quando una App è davvero innovativa?

Se prendiamo il contenuto e lo “spalmiamo” semplicemente su un’altro media, non abbiamo una vera innovazione. Innovazione è prendere il contenuto e declinarlo per il nuovo media. Il nuovo media, in questo caso l’iPad, ha delle caratteristiche peculiari che altri media non hanno. Permette una interazione diversa, sotto alcuni punti di vista è “vivo”, risponde a stimoli come l’inclinazione o a vari tipi di gestualità, allo scuotimento. E inoltre rappresenta dei contenuti in maniera multimediale. Marshall McLuhan con il suo “the medium is the message” direbbe che il media iPad ha delle conseguenze pratiche sulla società che non possiamo ignorare, e che ci darà probabilmente una nuova forma mentis.

Nel caso di Sellerio (ma è solo un esempio), se la App sarà una trasposizione fedele del libro, allora non aggiungerà ne toglierà nulla alla versione stampata. Alla pari di come accade in alcuni spazi web di enti pubblici, dove il sito “racchiude” semplicemente dei comunicati stampa, senza utilizzare nessuna delle peculiarità del web. O dove ad esempio Facebook e Twitter vengono utilizzati passivamente, come la televisione, senza rispondere ai commenti, e limitandosi a “buttarci su” dei contenuti.

Diverso sarà se la App terrà in considerazione tutte le proprietà e le caratteristiche del media in cui è inserito. Come in questo fantastico esempio di Shilo Shiv Suleman.

Insomma, quando avete un buon contenuto, tenete ben presente il media in cui lo declinate; le sue caratteristiche, in che contesto è inserito, e non limitatevi a “spalmare” tutto in parti uguali su tutti i media. Con questo tipo di attenzione non solo darete giusta importanza al mezzo, ma di riflesso, la darete anche ai vostri contenuti.



Tags: venerdì di repubblica camilleri app app store apple innovazione interazione media
Un post su Steven Paul Jobs

Cinquantasei anni di storia fitti, di vita vissuta davvero “come se non ci fosse un domani”. E’ inevitabile che ne esca una figura complessa, anche controversa. Genio, dittatore, product picker o affarista senza scrupoli? Libri su libri sono stati scritti su di lui e ne scriveranno a venire. Dopo la morte, come usano fare negli US, faranno sicuramente uscire un film su di lui, il secondo in ordine cronologico (il primo è del 1999).

In questa vastità di notizie, tra mito e leggenda, Jobs ha sicuramente un merito: essere riuscito a fondere la sua storia personale con quella della sua azienda, facendo prendere sembianze umane ad una attività di vendita di computer; riuscendo a vendere uno stile di vita, e non macchine al silicio. Sicuramente una cosa non voluta all’inizio; ma nel corso degli anni Apple e Jobs sono diventati una cosa sola. Non stiamo parlando di aziende che prendono il nome del fondatore, non parliamo del signor Barilla o del signor Illy. La storia pubblica di Jobs è ormai simile ad un vangelo. Gli inizi difficili, il successo, la discesa, il ritorno, la paura, l’iphone, la morte. 

Molto attento ai dettagli, aveva in fondo un carattere difficile. Si narra che la sua irascibilità avesse portato a licenziamenti e a grosse rotture in alcune negoziazioni. Persino quando la IBM si offrì di comprare NeXT (il sistema da lui creato negli anni 80 che è alla base dell’attuale sistema OSX dei Mac e degli iPhone), offrendogli un contratto di un centinaio di pagine, lui rifiutò dichiarando che non avrebbe firmato nulla più lungo di dieci fogli (cosa dovrebbe pensare oggi un utente Apple che si vede un contratto di utilizzo per scaricare software dall’App Store lungo più di 70 pagine?). Milioni di persone pendevano dalle sue labbra aspettando i Keynote della Apple, ripetuti anche 5 o 6 volte prima della “messa in onda” dallo stesso Jobs.

E la sua Azienda rispecchia queste caratteristiche. Attenta ai dettagli, diretta, immediata, semplice, smart. Ma anche autoritaria nell’imporre le regole: la Apple è l’unica marca di computer in Europa che voleva far passare il concetto che la garanzia è solo di un anno (e non di due, come da regolamento comunitario). Ma se sono prodotti di estrema qualità, che problema si ha a garantirli secondo legge? Inoltre, come nella vita di Jobs, anche l’azienda ha avuto il suo declino e le difficoltà nel 1985, la ripresa nel 1998, ed il successo. Ed ora? Milioni di persone si chiedono cosa succederà adesso che Jobs non c’è più. La Apple credo abbia progetti per altri quattro anni se non più, ma cosa lascia la morte di Steve Jobs? Un vuoto degno di un messia, una folla di fan intristiti dalla perdita di un simbolo, icona dei nostri tempi all’insegna del consumismo.

In ogni caso, che lo si apprezzi o no: “potete citarli, essere in disaccordo con loro, potete glorificarli o denigrarli, ma l’unica cosa che non potrete mai fare, è ignorarli. Perché riescono a cambiare le cose perché fanno progredire l’umanità”, come recitava un famoso spot.



Tags: steve jobs product picker apple NeXT mac keynote think different
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