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Un post su Steven Paul Jobs

Cinquantasei anni di storia fitti, di vita vissuta davvero “come se non ci fosse un domani”. E’ inevitabile che ne esca una figura complessa, anche controversa. Genio, dittatore, product picker o affarista senza scrupoli? Libri su libri sono stati scritti su di lui e ne scriveranno a venire. Dopo la morte, come usano fare negli US, faranno sicuramente uscire un film su di lui, il secondo in ordine cronologico (il primo è del 1999).

In questa vastità di notizie, tra mito e leggenda, Jobs ha sicuramente un merito: essere riuscito a fondere la sua storia personale con quella della sua azienda, facendo prendere sembianze umane ad una attività di vendita di computer; riuscendo a vendere uno stile di vita, e non macchine al silicio. Sicuramente una cosa non voluta all’inizio; ma nel corso degli anni Apple e Jobs sono diventati una cosa sola. Non stiamo parlando di aziende che prendono il nome del fondatore, non parliamo del signor Barilla o del signor Illy. La storia pubblica di Jobs è ormai simile ad un vangelo. Gli inizi difficili, il successo, la discesa, il ritorno, la paura, l’iphone, la morte. 

Molto attento ai dettagli, aveva in fondo un carattere difficile. Si narra che la sua irascibilità avesse portato a licenziamenti e a grosse rotture in alcune negoziazioni. Persino quando la IBM si offrì di comprare NeXT (il sistema da lui creato negli anni 80 che è alla base dell’attuale sistema OSX dei Mac e degli iPhone), offrendogli un contratto di un centinaio di pagine, lui rifiutò dichiarando che non avrebbe firmato nulla più lungo di dieci fogli (cosa dovrebbe pensare oggi un utente Apple che si vede un contratto di utilizzo per scaricare software dall’App Store lungo più di 70 pagine?). Milioni di persone pendevano dalle sue labbra aspettando i Keynote della Apple, ripetuti anche 5 o 6 volte prima della “messa in onda” dallo stesso Jobs.

E la sua Azienda rispecchia queste caratteristiche. Attenta ai dettagli, diretta, immediata, semplice, smart. Ma anche autoritaria nell’imporre le regole: la Apple è l’unica marca di computer in Europa che voleva far passare il concetto che la garanzia è solo di un anno (e non di due, come da regolamento comunitario). Ma se sono prodotti di estrema qualità, che problema si ha a garantirli secondo legge? Inoltre, come nella vita di Jobs, anche l’azienda ha avuto il suo declino e le difficoltà nel 1985, la ripresa nel 1998, ed il successo. Ed ora? Milioni di persone si chiedono cosa succederà adesso che Jobs non c’è più. La Apple credo abbia progetti per altri quattro anni se non più, ma cosa lascia la morte di Steve Jobs? Un vuoto degno di un messia, una folla di fan intristiti dalla perdita di un simbolo, icona dei nostri tempi all’insegna del consumismo.

In ogni caso, che lo si apprezzi o no: “potete citarli, essere in disaccordo con loro, potete glorificarli o denigrarli, ma l’unica cosa che non potrete mai fare, è ignorarli. Perché riescono a cambiare le cose perché fanno progredire l’umanità”, come recitava un famoso spot.



Tags: steve jobs product picker apple NeXT mac keynote think different
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